martedì 30 ottobre 2012

giovedì 11 ottobre 2012

... per la cultura a ottobre

5 ottobre-ore 14,30 I venerdì dell’arte I (Sala Consigliare: Umanesimo. Spi-Cgil)

7 ottobre-ore 10,00 Apertura scuola musicale (Madamadoré)

12 ottobre-ore 14,30 I venerdì dell’arte II (Pinacoteca di Bologna. Spi-Cgil)

16.17.19 ottobre-ore 13-15 Stage percussione (Auditorium: Istituto Comprensivo)

19 ottobre-ore 14,30 I venerdì dell’arte III (Sala consigliare: Il manierismo e i Carracci. Spi-Cgil)

20 ottobre-ore 21,00 Teatro: Ettore Majorana (Auditorium: Panta Rei. Spi-Cgil)

23.25.26 ottobre-ore 13-15 Stage percussione (Auditorium: Istituto Comprensivo)

26 ottobre-14,30 I venerdì dell’arte IV (Oratorio Santa Cecilia, poi Palazzo Poggi: Le raccolte scientifiche. Spi-Cgil)

27 ottobre-ore 21,00 Teatro: La strana storia di Giorgina e cugine (Auditorium: I Roncati. Spi-Cgil)

28 ottobre-ore 16,00 Musiche in centro: Zucche, streghe e gatti neri (Sala della Consulta di Loghetto. Ass. Madamadoré)

CULTURE ATTORNO: Memorie, tradizioni ed etnie

Vero è che la cultura nella normalità dei casi ingenera certezze, consapevolezza dei fenomeni che ci attorniano, ma soprattutto capacità di risolvere problemi che fanno parte della nostra vita quotidiana. Altre volte ingenera invece tensione, incertezza, dubbio e perfino reazioni violente: la storia ci insegna che la violenza alla cultura corrisponde spesso a violenza alla persona.
Non ci è nuova la domanda che ci è giunta con la prima proposta di Insieme per la cultura, domanda che non era interlocutoria, ma è servita a chi voleva arrecare violenza: “ ... ma che cos’è poi questa cultura?” Abbiamo rispettosamente ascoltato e senza nulla rivendicare ci siamo alacremente messi al lavoro perché se tra le righe l’interlocuzione aveva una radice violenta, alla base c’era invece una richiesta di spazio: spazio culturale che ad alcune persone era giunto e spazio culturale che ad altre era interdetto. Forse noi non abbiamo saputo cogliere questo aspetto e forse stiamo emarginando anziché coinvolgere quelle persone.
La cultura è di tutti, ma non è per tutti perché ognuno di noi vi accede per gli aspetti che lo coinvolgono; per cui la cultura che rimane, cioè quella di cui non si avvale (per sua estrazione sociale e culturale) e quella a cui non vuole accedere è raggiungibile anche per lui, ma per sua scelta, non per obbligo o dovere. Ecco a mio avviso capita che quando lavoriamo ... insieme per la cultura si rischi di voler raccogliere consensi da chi non li vuole dare e si perda di vista invece quella cultura che appartiene ad altri (che poco conosciamo) oppure che scelgono per un interesse che è diverso dal nostro.
La teoria può sembrare complessa, ma in pratica se io non capisco l’importanza della cultura contadi- na in un contesto agreste difficilmente posso capire quali sono gli interessi culturali che un contadi- no di una data realtà richiede e rischio di proporgli di partecipare ad iniziative culturali che fanno parte del mio interesse e non del suo.
In buona sostanza perché un giovane che ha difficoltà di inserimento sociale dovrebbe avvicinarsi al mio mondo culturale? Perché sono un esempio di chi, in quel modo sta meglio? E’ molto probabile che la reazione sia proprio di ulteriore emarginazione. Mi rimane allora un’affermazione:
“H o bisogno di capire perché lui sta facendo delle scelte che lo isolano e gli creano disagio sociale e le proposte che gli faccio debbono rispondere al quel disagio.”
Ma questo non è un suo problema: il soggetto infatti sono io; l’analisi logica dice: “ho bisogno ...”, e chiede, “chi ha bisogno?” Io! Quindi ora il problema è mio. La conclusione di questa introduzione é che se “io” faccio una proposta culturale, perché abbia riscontro sociale debbo esser certo che corrisponda all’interesse della comunità o della stratificazione sociale a cui mi rivolgo, per cui se la domanda “ma cosa sarà poi questa cultura?” è rivolta anche con rivendicazione o con disappunto o addirittura con violenza, allora vuol dire che il soggetto, cioè “io” ha sottovalutato qualche passaggio.
Con Insieme per la cultura ci stiamo addentrando anche in aspetti di questo tipo, non facili da risol- versi. Se ne volessimo dare interpretazioni teoriche, certa-
mente ci sarebbero obiezioni, ma noi ci siamo addentrati in una fase che è pratica, perché Monte San Pietro ha sue prerogative e particolarità, perché è formato da cittadini che esprimono pareri e modi di vivere, quindi una quotidianità molto ben delineata.
Questa è la nostra cultura, quindi la provocazione che ci è stata rivolta “ ... ma che cos’è poi questa cultura?” ora mi pare più chiara e risponderei alla domanda ponendomi un’altra domanda, un poco più definita, non per rivendicare, ma per riflettere e cercare nuovi stimoli su cui costruire proposte ... culturali. Direi dunque: “... ma che cos’è questa nostra cultura?”
Perché questa nostra cultura la viviamo quotidianamente e quando mi è stata fatta la prima domanda mi sono accorto che credevo di avere elementi sufficienti per valutarla e che invece gli elementi a disposizione potevano essere insufficienti. Approfondiamo quindi questa nostra cultura.
Il complesso dell’Abbazia della Badia è recuperato architettonicamente e di anno in anno l’amministrazione comunale sta portandolo agli antichi fasti, mettendo a norma tutta la struttura. Nel frattempo l’Abbazia si è arricchita di iniziative (concer- ti, esposizioni e varie proposte), ma anche di un’esposizione permanente degli utensili della vita contadina che ha caratterizzato queste terre agrarie dal medioevo fino al secondo dopoguerra. Chi come me negli ultimi trent’anni è venuto dalla città porta con sé la propria cultura che interagisce con quella locale, ma quella locale è presente attorno a noi, assieme al nuovo innesto urbano e se noi abbiamo modificato il presente, quello è il nostro passato.
La nostra grande storia non fa parte direttamente di Federico II, né del Re Sole e vive la II guerra mondiale solo marginalmente, toccata da quella violenza, ma meno devastata dai bombarda- menti, ma la nostra grande storia fa parte di quel mondo contadino che le sofferenze le ha passate, spesso costretto dalla fame a sofferenze estreme.
L’Abbazia serve per dare memoria non ricordi a quella grande storia e ad evidenziare la cultura di quel mondo che è stato di sofferenze: una grande cultura fatta da uomini che dovevano ogni giorno combat- tere la fame e sappiamo che è il fronte più arduo. Non è retorica, perché l’Abbazia non è retorica, è invece impegno di una comunità; non è retorica perché quando nostri concittadini come Gilberto Sanmartini riportano la voce della loro madre Ortensia in un libro toccante che ci racconta quelle asperità della vita, quella lotta quotidiana contro la fame e ci dice infine che tutto ciò è terminato solo negli anni Cinquanta, non è retorica, perché quelle memorie (non ricordi) sono temporalmente troppo vicine a noi. Non è retorica quando altri cittadini come quelli che frequentano l’associazione della Furlana recuperano luoghi, usanze, tradizioni del nostro territorio.
Quelle memorie sono la grande storia della comunità di Monte San Pietro e allora il complesso dell’Abbazia dedicato agli utensili della comunità a cui ha appartenuto Ortensia fa parte della nostra cultura e credo che ben si faccia a partire da lì e credo che attorno a quella cultura si possa tanto lavorare, che si possa parlare delle tradizioni culturali sia quelle passate, sia quelle che oggi affian- cano e si appropriano contaminando e interagendo col passato, perché l’integrazione sul territorio è un momento che viviamo tutti nel momento in cui dialoghiamo con la cultura che ci ha preceduto: non è solo un problema di etnie è proprio un problema mio e sono autenticamente bolognese per nascita e per ... cultura.

gianpaolo salbego

VOCI NEL TERRITORIO: CONOSCERCI, COLLABORARE, ASSIEME

Giungono voci dal territorio.
Riassumiamole.

1^ voce da Monte San Giovanni.
“il nostro concerto d'organo è inserito nella rassegna di CORTI, CHIESE E CORTILI. E’ un organo CIPRI del 1500, uno dei più vecchi della regione e credo il più vecchio della provincia. R estaurato nel 1991 sotto la guida di Giorgio Piombini (l’organaro è T ollari), ha un’ottava tronca sia su"’ultima parte della tastiera che su tutta la piccola pedaliera. Crescente di un semitono circa, non completamente temperato. H a un suono meraviglioso, ..., ed è stato suonato da fior fior di professioni- sti, in tutti questi anni. Sai quanta gente del paese c’è, ogni anno, ad assistere al concerto? N on arrivano a 10. P er il resto, tutta gente di fuori.”

2^ voce. Numerose dalle frazioni, relativamente al terremoto. Ne riportiamo una per tutte:
“Guardiamo l’affluenza che c’è stata a questo meraviglioso evento per i terremotati... ( M usik Against Earthquake, ndr) siamo riusciti a raccogliere una cifra galattica, ..., ma l’affluenza è stata poca... A me sinceramente viene il nervoso, ma capisco che non è costruttivo e quindi dobbiamo guardare avanti.”

3^ voce: non solo cultura.
“P er quanto riguarda le novità e le iniziative un po’ alternative, sempre a"’interno del paese: è stato aperto prima un negozio di alimenti naturali, poi una pastic- ceria biologica, entrambi poi
miseramente chiusi perché non riuscivano a starci con i guadagni ...
E’ un paese piuttosto chiuso il nostro, se si pensa che la Pro Loco non è neanche venuta a fare gli
stand gastronomici a Musik against earthquake...”

4^ voce: indirizzata alla Pro Loco.
“Anche per il mercatino delle erbe, ... gli artisti del territorio non sono quasi considerati dagli orga- nizzatori e malgrado si facciano proposte tutti gli anni, anche di qualità, non si ricevono risposte, né si riscontrano iniziative alternative a quelle proposte: il nulla.”


Proviamo a dire il nostro parere.
Comprendo il disappunto delle varie voci circa la situa- zione a Monte San Pietro, ma Insieme per la cultura nasce proprio per questo: è vero che le iniziative risultano molte, ma è anche vero che gran parte dei cittadini sono poco in tensione culturalmente. L’analisi più ovvia è quella di rilevare che a Monte San Pietro si riscontra la realtà italiana: si monetizza tutto, tutto deve essere profitto e non ci si accorge che la quali- tà della nostra vita passa attra- verso altri canali, molto più semplici e significativi perché fanno parte della nostra quoti- dianità. La cultura e l’identità culturale di ognuno di noi è uno di questi canali.
Ora il nostro compito, a mio avviso, non è quello di rivendicare, ma principalmente di far comprendere come la cultura di ogni individuo sia importante.
Un esempio: il nostro concittadino Sanmartini
(pittore) lo conosciamo come artista, ma lo valutiamo con un ruolo più importante che è quello dell’artista che è tra noi. Sanmartini infatti vive tra noi, comunica a tutti la sua tensione creativa e ci racconta anche la storia di sua madre che ha vissuto da contadina a Monte San Pietro. Ci porta indietro di quasi 100 anni e fa un percorso che nessun Michelangelo o Pozzati potrebbe fare: Sanmar- tini fa parte della nostra realtà e della qualità di vita che vo- gliamo raggiungere.
Sono convinto che nessuno di noi sappia quanto è incisiva la propria presenza culturale e, con ogni probabilità, intuiamo solo in parte il problema gene- rale della cultura, ma su quello specifico, su quello quotidiano ognuno di noi è maestro e dà lezioni agli altri.
Così ciascuno di noi po- trebbe essere un bell’esempio di cultura sul territorio. Potrei citare decine di personaggi di questo tipo attorno a noi, ma sono al momento tutti indivi- dui isolati.

1. Ecco il primo obiettivo: dobbiamo conoscerci, ognuno di noi deve rilevare la cultura che gli sta attorno e metterla in evidenza: la sua cultura prima di tutto. Guardare meno TV e uscire per stare assieme agli altri ha questo significato: assieme si cresce, poi forse ci si diverte anche, ma questo è un pro- blema personale.
Insieme per la cultura nasce per questo e la newsletter è uno strumento di conoscenza. Sia- mo sulla strada buona, ma io che sono attento e politica- mente motivato, non conosce- vo fino a poco fa Alessandra De Maria (cantante), né Modoni (pianista), né Sanmartini (pittore), né Anna Chiari (responsabile sindacale), gli insegnanti di musica dell’Istituto comprensivo e conoscevo solo marginalmente i miei amministratori locali, né conoscevo tanti altri che fanno spessore culturale attorno a me e da “uomo di cultura” avevo capito questo, ma non sapevo come individuare dove erano gli altri. Queste riflessioni a chi le avrei potute scrivere 6 mesi fa, qui a Monte San Pietro?

2. Siamo sulla strada buona ed è bene continuare. Ma abbiamo anche un secondo obiettivo: ho riscontrato che il nostro potenziale associativo e aggregativo è forte a Monte San Pietro, ma non è abituato a collaborare. Ho pensato che l’attivazione dei settori - all’in- terno di Insieme per la cultura - avrebbe potuto avviare la collaborazione tra i soggetti diversi, ma avrebbe richiesto sostentamenti che al momento non ci sono, per cui ritengo che il nostro secondo passo debba essere quello di far uscire le associazioni e le aggregazioni sociali dal loro habitat e osser- vare gli altri.
Altro esempio: perché i 5/6 cori presenti a Monte San Pietro non si ascoltano? Immaginiamo una rassegna dei nostri cori: in ogni serata 1 coro e in platea, pubblico, famigliari e gli altri cori che ascoltano? Si arriva a centinaia di persone, ma non è il numero che conta il messaggio culturale dei cori che conta: aggreghiamo persone e ... le incuriosiamo a punto tale che vogliono ascoltare, partecipare per confrontarsi o perché interes- sati ad altri repertori ecc. Questo vale anche per gli altri settori, arte, jazz, rock e anche il teatro che stiamo proponen- do nel cartellone di questo trimestre. Ogni settore ha una sua anima, bisogna che la analizziamo, che la compren- diamo nelle sue intimità e che - rispettando quelle intimità - si cresca anche collaborando.

3. A mio avviso c’è anche un terzo elemento su cui riflettere. I corsi di calcio sono pieni di iscrizioni e la nostra istituzione amministrativa ha investito miliardi di lire per costruire un palazzetto dello sport e diversi campi di calcio in tutto il paese. Giustamente. E’ un calcio popolare a cui si mira, non certo quello del grande system, per questo ha un valore aggregativo importante sul quale bisogna investire. E’ un calcio popolare che coinvolge i nostri giovani.
Sono però convinto che se le amministrazioni avessero la possibilità di investire allo stesso modo in altre iniziative aggregative, otterremmo immediati risultati. Chiame- remmo gente da ogni dove e certamente anche da Monte San Pietro. Viene da dire: ma è un’ovvietà!
Che cosa? Che si investano miliardi di lire nello sport e poco in altre iniziative aggregative? No! Non è un’ovvietà è invece un dato di fatto: la nostra cultura in terra italica è questa.
Il calcio aggrega? Proviamo ad andare a vedere le palestre di Iesi, e di Livorno e ci accorgiamo che sono piene di schermidori, che poi sbaragliano alle Olimpiadi. Nessuna ovvietà: bensì sono scelte.
Questo però lo sanno anche alcuni dei nostri
amministratori e quando vedono che cittadini come noi si muovono allora si alleano e discutono le iniziative: anche questo sta maturando bene.
Ecco il terzo obiettivo: occorre investire in cultura, ma la cultura non ha bisogno di palazzetti de"o sport, perché in gran parte ci sono già a Monte San Pietro. Abbiamo bisogno di fare una ricognizione degli spazi esistenti e di mettere le proprietà diverse in contatto con iniziative culturali e non solo e che siano appetibili e coinvolgenti.
Il nostro Comune è attento, ma occorre coinvolgere i privati, le parrocchie (che svolgono una notevole e qualificata attività aggregativa), la Pro Loco, i Circoli Arci ecc., occorre far crescere tutto questo potenziale che già esiste, anche in una dimensione culturale, far comprendere che non esistono muri tra chi fa attività sportiva, intratte- nimento, politica, assistenza, ma invece che tutto questo è proprio la cultura di Monte San Pietro: quello che sappiamo organizzare, difendere, promuovere.
Il nostro compito non è finito, anzi è appena iniziato: impariamo a dialogare con le persone giuste e stimoliamoci a vicenda con idee.
Chi ha costruito Insieme per la cultura non lo ha fatto per caso: ci siamo cercati e stiamo cercando altri. L’uomo ha costruito anche così la sua sto- ria: dal basso. Non solo storia di grandi eventi, ma piccole storie messe assieme perché questa è la nostra storia, ed è tutt’altro che retorica.